The weapon

July 21st, 2008

Perché credere in quello che vedi e non in quello che sai? Perché a volte che quello che sai te lo dimentichi e la visione di qualcosa ti aiuta a rimettere le cose nel giusto ordine di priorità.
La passione, l’unica benzina nel mondo che se sostituita con il gas di petrolio liquefatto potrebbe strapparmi una maleducata risata di derisione. L’unica cosa per la quale il risparmio non è eticamente lecito. Sempre meno presente nell’animo delle persone a favore dal sempre più presente divano di Homer.
La mancanza di passioni porta inconsciamente a giustificarsi con il mondo, a trovare scuse, a nascondere la verità anche a se stessi millantando vittorie e capacità in vari campi… ed essendo fatto inconsciamente è facilmente deducibile che lo stesso animo della persona lo riconosce come un errore, una vergogna. Proprio grazie a questo si scoprono i bluff: vittorie e capacità non contano mai, anche se un vero appassionato fa di tutto per eccellere nel suo settore. Ancor meno conta il dimostrare agli altri le proprie abilità o peggio sbattere in faccia i propri gradi per avere credibilità o ragione su un determinato argomento.

Mi chiedo se dal consumismo possa veramente derivare una passione o se la stessa debba necessariamente prevedere uno sforzo personale mirato all’incremento o all’espressione di una propria abilità. Senza giri di parole: si può definire passione l’investimento di un dodicesimo della giornata o il sacrificio delle serate di un weekend nella contemplazione di un prodotto creato per piacere ed essere venduto per aumentare il fatturato di un’azienda? Penso non sia il caso di chiederselo visto che, per quanto ne sappia io, EVO e GQ non han mai tenuto a casa nessuno.

Perché credere in quello che vedi e non in quello che sai? Non deve succedere e l’unica eccezione è concessa nel caso in cui le due cose coincidano. Quello che vedete è uno degli ultimi commercial della nike e quella che sentite è la voce di Oscar Pistorius.

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The rain, the girls and the lights

April 19th, 2008

Riesco a sentire l’odore di cibarie multietniche e la lieve puzza di asfalto bagnato che contraddistinguono una non ben definita zona di Soho. A fatica invece mi raggiunge il profumo del cellofan che incarta qualche nuovo prodotto di fabbrica mentre passo davanti a un megastore con le porte scorrevoli che si aprono fastidiosamente al mio passaggio sul marciapiede. Lo sbirro nero sull’ingresso mi prende la targa. Una folata di vento freddo indesiderata e già mi odia. Sono sicuro che mi abbia appena associato ad uno stereotipo. E’ alto 1 e 95 sull’ingresso ed è alto 2 e 20 da vicino. Ha un megamanganello sul fianco (e qualche malizioso ha già ipotizzato dove può tenere il secondo).
In un secondo e mezzo di passaggio dalla vetrina non riesco a percepire altro. Anch’io lo associo ad uno stereotipo.
Sto cercando l’ispirazione, la pioggia e il nuovo dei Death Cab mi stanno guidando nella giusta direzione.
Accelero il passo per evitare gli schizzi provocati da un double-decker. Come al solito incrocio lo sguardo con una tipa seduta dal lato finestrino. È la donna della mia vita, non strafiga ma una bella acquaesapone, ha anche gli auricolare bianchi di un ipod nelle orecchie… sta ascoltando sicuramente qualcosa come Badly Drawn Boy. Mi guarda come se io e lei fossimo gli unici ad avere capito tutto… ma è già andata avanti e da come non si gira per proseguire lo sguardo d’intesa percepisco il suo senso di rassegnazione. Aveva la testa appoggiata al montante di un finestrino. Ogni volta che lo faccio io mi auto-provoco un trauma cranico ad ogni frenata e ad ogni tombino centrato.
Folata di vento e brividi che fan risaltare il calore del cappuccio della felpa che ho in testa. Figata.
Tra un po’ sarà ora di tornare a casa, si fa buio. Non impazzisco per il buio, nasconde troppi particolari fondamentali. Avete mai provato quella sensazione che si prova quando si incontra per strada la ragazza che si è limonato la notte precedente… ed è un cerchione di donna?!? Non è stato forse colpa del buio che ha nascosto le sue deficienze fisiche??? Se c’era luce invece si comincia a pensare a quanto si era bevuto, poi ai soldi che si son spesi per farlo, infine si ritorna al primo piano in 16:9 del cofano sorridente. Ovviamente è una tipa che sghignazza per qualsiasi puttanata tu riesca a pronunciare. La cosa che da più fastidio è che si deve fermare l’ipod per concentrarsi meglio e riuscire a dire le cose giuste al fine di non rivederla mai più.
Per fortuna oggi posso camminare tranquillo senza correre questo rischio, ieri son stato a casa e non ho limonato tombini. Ne sono certo. Ho guardato il Dr.House è non c’ho capito un cazzo, come posso dimenticarlo. Il Dr.House in inglese mette a dura prova la mia capacità di sfogliare il dizionario… finisce sempre che lascio perdere tutte ste malattie (la maggior parte nemmeno si trovano sul dizionario) e mi godo le faccette buffe che fa mentre sputa sentenze. Un merda.
Non ho per niente voglia di rientrare, c’è ancora luce, una bella luce rosastra. Non è normale da queste parti, in genere c’è sempre una base di grigio/azzurro. Massì, mi lascio andare al vagabondaggio, d’altronde non conosco così bene queste zone per poterne essere assuefatto o annoiato.
Non mi fermo a guardare le vetrine, quando tutti gli astri sono allineati per ricreare questa condizione osservo sempre e solo con la coda dell’occhio, mi godo la musica e basta. Devo dire che ho scelto proprio l’album giusto. Sono giorni che continuo ad ascoltare Narrow Stairs ed ogni volta mi da qualcosa in più della volta prima. Insieme a questo cielo, insieme al mood meteorologico, alla geometria stradale che all’improvviso può allargarsi in una piazza e illuminarti con una luce magica, mi aiuta a formulare domande… e chissà che proprio nella luce magica di quelle insegne non si possano trovare le risposte.

I don't love you anymore

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Stronger

April 6th, 2008

Eccomi qua coi miei consigli musicali da saputello di merda. Sembro??? E infatti sono.
Poche volte vengo colpito prima dal video e poi dalla canzone, qua è successo così. Il video è molto bello e molto semplice ma a suo modo vero e intimo. La canzone è dei Public Symphony e si intitola Stronger, una band di Londra che non ha ancora un disco ma ha da poco sfornato questo nuovo missaggio di Stronger (pezzo che trovate facilmente nella versione più semplice su qualsiasi client p2p) accompagnato da questo splendido video. Sul loro MySpace potete trovare entrambe le versioni e qualche altro pezzo che vi permetterà di capire il mood che cercano di ricreare e le loro influenze.

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