Volete provare a diventare famosi con la musica? Volete godervi la notorietà e i pochi soldi che l’industria musicale è in grado di passare al giorno d’oggi? Fatevi un myspace. Fatevi un canale youtube. Fatevi il culo. Fate come i Boyce Avenue.
Ragazzi… che cover…
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www.cristianbarra.com – cover da bollino blu
Che brutto dev’essere non sentirsi più in sintonia con il pubblico. Salire sul palco e dover per forza suonare le acclamate canzoni di un tempo per far piacere al pubblico. Canzoni che forse al giorno d’oggi non avresti più voglia di comporre. Canzoni che vorresti mettere da parte per sfoderare i nuovi suoni la cui ricerca non ti fa dormire la notte. Ricreare ai concerti le atmosfere del Fabric alle quale ti ispiri.
Come disse una volta Claudione ai tempi di Deejay
“Chessadafà pe’ccammpà…”
Come invece dice Shorty
“…eddiamogli questa possibilità“
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www.cristianbarra.com – un piatto di pasta per tutti
Sono le 8 di sera e ormai non è più tempo di battaglie. Qualche bambino prova a fare qualche tiro a canestro, da solo, cercando l’attenzione dei grandi che se ne stanno seduti a bordo campo, su quel gradino di cemento che fa da sostegno alla recinzione del campetto. Quel gradino che negli anni c’ha appiattito il culo. Per me il più comodo divano del mondo. Nel mio paese sono solo altri quattro o cinque a portare sulle chiappe la forma di quel gradino e potrei scommettere che anche per loro quella è la migliore delle Frau.
Il sole è scomparso dietro il più grosso e storico palazzo del centro del paese che, senza volerlo, è messo nella stessa posizione del palazzo in mattoni delle case popolari di fronte al Rucker Park.
Sono le 8 di sera e ormai non è più tempo di battaglie. Si parla di basket, di cazzate, di banalità, a volte di problemi, la maggior parte delle volte si sfotte lo stupidone di turno.
Si respira un briciolo di malinconia, la stessa che si prova appoggiati alle ringhiere guardando le deserte spiagge di Coney Island.
Sarà perché dopo un attimo di riposo si fanno sentire i primi acciacchi, la non piena forma fisica che un tempo era data per scontata… e tutto d’un tratto si realizza che il tempo è passato. Quelli a cui hai insegnato le regole sono diventati alti due metri e chi le aveva insegnate a te non vive neanche più nel tuo paese.
Le cose non smettono di cambiare e pure il mio parroco adesso dovrà andarsene. La persona senza la quale non avremmo mai avuto neanche un campo dove giocare… e per dirla tutta ci ha dato il campo più bello della provincia. Un over 70 con le balle in culo che dopo vent’anni, per volere di chi neppure lo conosce, deve lasciare il posto a due rappresentanti del clero “meglio allineati”. Fanculo.
Per fortuna ci sono cose che non cambieranno. Come una cosa che l’over 70 insieme ad ognuno di noi ha contribuito ad insegnare e a trasmettere. Il principio del rispetto.
Mi accorgo di certi usi e comportamenti anche quando passo e butto soltanto l’occhio alle nuove leve che fino a poco tempo fa facevano da spettatori o da allievi. Una cosa che mi da un genuino senso di realizzazione. Ragazzi che fanno la loro cosa oggi, con i principi di un tempo.
Sono veramente le 8 di sera. A tutti quelli che hanno vissuto il tramonto al campetto negli anni ’90 insieme a me, a quelli che continuano a viverlo oggi, al mio parroco con i controcoglioni, a chi ha un minimo di sensibilità per immedesimarsi in questo scenario anche senza averlo vissuto… va questo pezzo di Lee Fields. Uno che fa la sua cosa oggi, con i principi di un tempo.
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